Pale eoliche, orti didattici, aziende sotterranee e una ruota panoramica: le idee dei bambini della primaria per il proprio paese.

Il tema di questa edizione di Cartolandia era immaginare il futuro e la Scuola primaria Bagardi Bonandrini di Casnigo (I.C. Gandino) si è aggiudicata il primo premio, nella categoria laboratorio tecnologico, realizzando con le classi quinte un plastico molto particolareggiato che rappresenta il futuro del luogo in cui abitano e vivono.
«Il futuro è stato il tema del progetto di accoglienza per tutte le classi, durante la prima settimana di scuola – racconta la maestra Sara Parolini -, in questo contesto è nato anche il progetto delle quinte “Casnigo… Nel futuro: l’Agro, il paese e le industrie”.

Il lavoro dei bambini

Il modello presentato al concorso è molto articolato, oltre che perfettamente illuminato grazie a un collegamento elettrico con led realizzato da un alunno con l’aiuto del papà elettricista. «Gli alunni prima hanno analizzato le risorse del paese: la natura, le industrie, i centri ricreativi – racconta la maestra -. Si sono concentrati sul bell’altipiano davanti al centro storico, col pensiero di fare tornare il nostro agro verde com’era. Quindi lo hanno diviso in zone, ricavando uno spazio per le pale eoliche, uno per le coltivazioni (dove hanno collocato le spighe coltivate nell’orto didattico), un allevamento ovino per valorizzare la nostra produzione laniera e uno spazio divertimenti con montagne russe e ruota panoramica per poter vedere tutto il paesaggio. Hanno pensato potesse essere un modo per attrarre turisti, i ragazzi sono molto attenti a questo tema». Accanto all’agro c’è il centro abitato: la chiesa e tutte le case sono affacciate su una grande piazza circolare, che valorizza l’incontro delle persone.

Bello,  funzionale e… ecosostenibile!

Per quanto riguarda l’aspetto della sostenibilità, tutte le case sono dotate di pannelli solari e abbondano gli alberi. Ma il colpo di genio sono le fabbriche: collocate sottoterra, ma dotate di depuratori e filtri per l’aria. Al progetto hanno lavorato in tutto 29 alunni, nelle ore di arte e tecnologia.

Mi capita spesso di ascoltare commenti riguardo al sistema educativo dei paesi nordici, e tutti sembrano essere d’accordo che quello sia il modello da seguire. Peccato che siano esperienza difficili da esportare, considerate le diversità socio-culturali che esistono, ad esempio, fra Finlandia e Italia. Come docente in una università ecuadoriana, ho potuto osservare com’è possibile, invece, ideare un sistema educativo pubblico di qualità senza dover importare modelli da altre parti del mondo.

Sono originario di Carvico e a Bergamo ho fatto l’Università, studiando poi in Europa e negli Usa. La mia vita in Ecuador è cominciata circa quattro anni fa e durante questo periodo ho potuto assistere alla nascita di un modello educativo che parte dalla realtà della società ecuadoriana. Per esempio, dalle pratiche ancestrali che sempre hanno fatto parte della cultura e delle tradizioni delle popolazioni andine si è presa l’idea di vivere con il totale rispetto della natura. Infatti l’Ecuador è il primo paese al mondo a riconoscere i diritti universali della natura, prima ancora che quelli dell’uomo. Questo la dice lunga sulla visione e gli ideali di questo popolo, se qualcuno di voi ha visitato le Galapagos o la foresta Amazzonica sa di cosa sto parlando.

Grazie a questa visione socio-politica, sono state aperte scuole ed università pubbliche in varie parti del paese, soprattutto in zone che spesso erano state dimenticate perché non vicine alle grandi città. Ci sono scuole ed università pubbliche di qualità vicine alla costa dell’Oceano Pacifico, altre a 3.000 metri sulle Ande, o in mezzo alla foresta Amazzonica, e pure sulle isole delle Galapagos. Fino a poco tempo fa questo era impensabile in Ecuador: molte università private rilasciavano titoli senza nessun controllo sui metodi d’insegnamento e di serietà. Questo faceva si che molti studenti potevano conseguire una laurea semplicemente pagando la retta, anche se poi nel mercato del lavoro questa laurea serviva veramente a poco. Ora queste “università di garage” (erano chiamate così perché in molti casi le sedi erano in palazzi abitati) sono state chiuse e a partire del 2014 si è cominciato a richiedere il titolo di dottorato di ricerca a tutti i docenti universitari, contattando professori da altre parti del mondo, perlopiù dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Naturalmente non è possibile parlare di un cambiamento del sistema educativo menzionando solamente le università: le politiche educative hanno riformato anche le scuole primarie e secondarie. Sono state aperte scuole denominate “del millennio” con alti standard di innovazione pedagogica, basata soprattutto sull’esperienza. Questo riallacciarsi con la comunità permette agli studenti di crearsi una propria visione critica della società, non basata solo su quanto che viene trasmesso dai canali di comunicazione digitale. Questo è importante, in una società globalizzata e liquida come quella contemporanea, per riscoprire le proprie radici e, soprattutto, pensare che un altro modello educativo è possibile. Anche in zone del mondo a cui mai, dall’Italia, si guarderebbe come un esempio.

Simone Belli

Polo universitario di Yachay Tech, Urcuquí, Ecuador