L’insegnamento della religione cattolica a scuola si differenzia dal catechismo: si affronta la materia da un punto di vista storico e c’è spazio anche per il confronto su temi interreligiosi e di bioetica. 

Quando noi insegnanti di religione arriviamo in una nuova scuola siamo l’ultima ruota del carro, ma col passare del tempo ne diventiamo una colonna portante. Nelle scuole secondarie il corpo docente è instabile e gli insegnanti cambiano di frequente, mentre noi – essendo a nomina curiale – di solito siamo più stabili. Così finiamo per essere una delle memorie storiche della scuola. Soprattutto, il nostro valore particolare è che siamo chiamati a guardare i ragazzi nella loro interezza, una vocazione che noi insegnanti di religione abbiamo da sempre. Il nostro è un imprinting di cura, con uno sguardo a 360 gradi sull’alunno, che è molto di più di un semplice discente, ma condivide con noi un pezzetto di vita. Questa è anche una mia particolare attitudine, che si riflette in tutte le mie scelte di vita, dato che con mia moglie e i miei figli vivo in una casa famiglia che accoglie minori in difficoltà.

La mia scelta di diventare insegnante di religione è nata proprio a scuola: ho studiato all’Itis Pietro Paleocapa di Bergamo e qui ho avuto come insegnante Piergiuseppe Cuminetti, che è ancora un docente in servizio. Nella sua ora di religione, dopo aver tenuto in mano la calcolatrice tutto il giorno, finalmente si poteva aprire il cuore. Io ho in mente quell’esempio, di una persona particolarmente empatica e interessata a noi. Ora, a 36 anni, insegno da quasi 15, prima alle primarie e, dal 2012, all’Istituto Comprensivo di Sant’Omobono Terme.

L’ora di religione cattolica a scuola non è il catechismo: non ci sono preghiere o momenti di spiritualità. Per questo mi piacerebbe riuscire a intercettare di più le famiglie degli alunni non italiani (o comunque di fede diversa) perché è un peccato che rinuncino di default a questo insegnamento. La conoscenza dello spazio e del tempo cristiano riguardano anche loro. Sarebbe importante spiegare alle famiglie che cosa si fa nella nostra ora e tanti comprenderebbero che è più utile fare religione che no, anche perché le alternative sono una selva.

Fino alla seconda media, si accompagnano i ragazzi a conoscere i concetti fondamentali della Bibbia, a orientarsi nel nuovo e nell’antico Testamento. Si  affronta il più possibile la materia da un punto di vista storico. Si tratta la storia di Israele, Gesù  e la storia cristiana. Poi, in terza media, si ritorna sui propri passi in modo più consapevole , riprendendo i miti cosmogonici o con pillole di attualità. Affronto anche temi interreligiosi e bioetica, connessi ai sacramenti.

Insegnare religione consente di essere eclettici. Ogni anno mi piace fare qualche lezione all’aperto, magari dopo aver spiegato il monachesimo. Sia a Sant’Omobono sia nella sede staccata di Berbenno, coltivo l’orto a scuola. È un modo per portare a compimento ciò che impariamo dalla lezione: la cura, l’attenzione, il riguardo della fragilità. Ho colleghi che nella loro ora di religione si servono degli scacchi, dei laboratori di informatica, del teatro. Ora che si parla tanto di interdisciplinarietà, la religione cattolica lo è per sua genesi: si intreccia con storia, italiano. Tanto che suggerisco sempre ai miei alunni di inserirla nelle mappe concettuali per l’esame di terza media, anche se fino a quest’anno non siamo mai stati in commissione d’esame.

Diego Mosca
Istituto Comprensivo di Sant’Omobono Terme

 

Gli alunni delle scuole medie di Palosco, Mornico al Serio, Calcinate e Cavernago hanno raccolto cimeli, giornali d’epoca, carte geografiche, video e personali rielaborazioni e creato un originale percorso espositivo. Grazie alla Storia si racconta un territorio.

La memoria al centro della nostra scuola. Nell’occasione del centenario della fine della Prima guerra l’Istituto comprensivo di Calcinate, che comprende anche il nostro plesso di Palosco, oltre a Mornico al Serio e Cavernago, ha portato avanti il progetto didattico interdisciplinare dal titolo: «Dal dramma della guerra alla necessità della Pace», cui abbiamo lavorato tutto l’anno scolastico con le classi terze. Ora i risultati si vedono in una mostra itinerante allestita dagli stessi allievi, che ogni settimana viene ospitata da una scuola diversa, con tappa finale il 26 maggio a Calcinate.

La mostra itinerante

La mostra itinerante è suddivisa in cinque sezioni: una sala è dedicata ai cimeli originali di guerra, che ci sono stati prestati dai singoli corpi, come bersaglieri, fanti, alpini. Comprende lettere originali dal fronte, foto di medaglie, una bandiera originale dello stato sabaudo, sci e attrezzatura di montagna, una barella, una bicicletta, varie divise. Una sezione è dedicata ai fatti narrati dai ragazzi attraverso giornali del tempo, carte geografiche, stampe o riproduzioni, mappe concettuali (cause e conseguenze), striscia del tempo, elaborati multimediali. Un’altra racconta i personaggi della Prima guerra mondiale, con video realizzati dagli studenti. Poi c’è una sala di storia locale con i nomi di tutti i caduti sul territorio di Calcinate, Cavernago, Mornico al Serio e Palosco, fra cui i fratelli Terzi cui è dedicata la nostra scuola media. Una parete è dedicata anche a Papa Giovanni XXIII, cappellano militare nella Grande Guerra. C’è poi una sezione dedicata ad artisti e letterati coinvolti nel conflitto, con le rielaborazioni dei nostri alunni.
«Dal dramma della guerra alla necessità della Pace» ha un’impronta interdisciplinare e i docenti dei vari plessi hanno lavorato insieme coinvolgendo diverse discipline:  storia, naturalmente, e italiano con brani antologici,  documenti d’archivio, poesie,  lettere dal fronte, pagine di diari di guerra. Dalla macrostoria si passa alla microstoria dei nostri paesi per scoprire i nomi e le storie di quanti andarono a combattere.  La geografia, con la visita d’istruzione sui luoghi della Grande guerra. E ancora arte, musica, lingue straniere.

L’omaggio a Olmi

Oltre che il progetto sulla Grande Guerra, a Palosco quest’anno il Comune celebra  i 40 anni dall’uscita de «L’albero degli zoccoli» e tutti ricordiamo il maestro Ermanno Olmi. In particolare, con le seconde medie, abbiamo realizzato un fotoromanzo, stampato in 150 copie, tutto scritto in dialetto bergamasco, nel quale i ragazzi hanno riproposto alcune scene del grande film. Questa è solo una delle iniziative didattiche legate al capolavoro di Olmi e testimonia il nostro forte legame con il territorio.

Antonella Pasquariello
Scuola Secondaria di I Grado Fratelli Terzi, Palosco
Istituto comprensivo Aldo Moro

 

Alla scuola dell’infanzia «Coghetti» di Bergamo, grazie all’aiuto dei nonni un piccolo campo è diventato un orto dove i bambini imparano a coltivare la terra e a prendersi cura di ciò che si semina. 

Lavorare la terra è un’esperienza unica e fondamentale che i nostri piccoli, soprattutto quelli che abitano in città, hanno sempre meno occasione di sperimentare . Uscire nel grande giardino della scuola e costruire insieme l’orto, come una vera e propria aula didattica all’aperto, ha catturato tutte e cinque le classi della scuola dell’infanzia Coghetti. I piccoli sono stati coinvolti nel seminare, piantare, giocare con la terra, plasmarla, sentirne il profumo. Nessuna recinzione, ma una passerella fatta di piastrelle gommate – che permette di osservare, odorare, ascoltare, toccare e gustare in fase di raccolta – accompagna i bambini in questa aula didattica all’aperto. Qui comprendono l’importanza del prendersi cura ogni giorno di ciò che si semina, innaffiando e togliendo le erbacce.

L’orto a scuola

Nella nostra scuola c’è sempre stato un orticello, curato prima dagli alpini del quartiere San Paolo e poi dai genitori degli allievi. In questo spazio delimitato da un perimetro di tufo abbiamo scelto di mettere le piante aromatiche. Quest’anno, grazie al Comune di Bergamo e all’Orto Botanico, abbiamo realizzato un altro orticello didattico. Ora presenta trionfanti tulipani che ci regalano un colore primaverile, ma abbiamo piantato anche verdure che giungono a maturazione a luglio. Così i bambini potranno vedere i frutti del loro lavoro, cogliere fragole, cipolle, lattuga e piselli e magari imparare a gustarle a tavola con maggiore soddisfazione. L’operatrice educativa dell’Orto Botanico Francesca Gambirasi ha tenuto un laboratorio in classe proponendo diverse attività da fare con la terra e con tutto ciò che questa ci offre: la simmetria e l’asimmetria nelle piante, i colori naturali, i semi nascosti nei frutti, le sezioni della terra con i suoi insetti; il tutto coronato da osservazioni promosse dagli stessi bambini. Sempre l’Orto Botanico si è occupato della formazione dei docenti e del materiale per la coltivazione.
Lo spettacolo teatrale

L’orto a scuola è stato anche l’occasione per realizzare un progetto teatrale con la semina come argomento. La storia proposta dai bambini nello spettacolo «Giù nell’orto a piantare le cipolle» ricalca quella del libro per bambini «Ancora niente?» (Christian Voltz, edizioni Arka): un bellissimo volume cartonato che insegna l’importanza, quando si pianta un fiore, di aspettare con pazienza che cresca. Ad accompagnare il nostro spettacolo, una canzone dello Zecchino d’Oro 2010 che recita: «C’è un lavoro straordinario, oggi non è più di moda, non ha sosta, non ha orario, io conosco chi lo fa. Legge il cielo della sera, segue l’aria del mattino, con cappello e canottiera, il mio nonno è un contadino».
L’Orto Botanico sarà anche la destinazione della gita di fine anno della classe dei «grandi». I bambini di 5 anni parteciperanno ai laboratori «Fata Clarafilla» e «Dentro il seme la vita», finanziati in parte con i fondi del progetto promosso dal Comune di Bergamo «Musei per un anno», presso l’Orto Botanico  di Città Alta.

Emanuela Taiocchi
Scuola dell’infanzia Coghetti

Istituto Comprensivo Statale «I Mille»

Al liceo Secco Suardo di Bergamo 27 studenti, seguiti dai loro professori, hanno riscritto a più mani l’«Orlando Furioso». Il volume che ne è risultato, arricchito dalle illustrazioni dei ragazzi, sarà presentato al Salone del libro di Torino (10-14 maggio 2018). Ecco il racconto dell’esperienza fatto dal prof. Angelo Mapelli.

È stato presentato nell’aula magna del Liceo delle Scienze Umane e Liceo Musicale Paolina Secco Suardo (Bergamo)  il volume «L’arme, gli amori – Orlando, un romanzo», cui hanno lavorato 27 alunne e alunni del triennio. Il volume rientra nel progetto «Gioielli tra i banchi», curato dal sottoscritto e dal collega Olimpio Talarico, e sarà presentato anche al Salone del libro di Torino. «Gioielli tra i banchi», giunto alla settima edizione, negli anni ha riguardato differenti forme di scrittura: il racconto libero, a tema, la sperimentazione linguistica, la riproposizione aneddotica dei personaggi della Divina Commedia. Quest’anno l’argomento portante è la libera riscrittura, pur nel rispetto della trama ariostesca, di parti dell’Orlando Furioso. Anche lo studio grafico della copertina del volume e le sei illustrazioni contenute nel libro sono a opera dei partecipanti.

Muoversi in quell’impressionante labirinto di fatti, nomi, accadimenti, fantasie che compongono il Furioso è impresa ardua, una sfida quasi impossibile e generosa; accostarsi all’opera rende esterrefatti per il prodigio di intrecci che lasciano senza fiato e un po’ persi, come i cavalieri nel palazzo incantato di Atlante.  I centosettantanove personaggi dell’opera e i più di millecinquecento nomi propri citati nel poema confondono e rendono l’arte di Ariosto sbalorditiva, rapida, efficace, che sa mordere e piangere, divertire e immalinconire.

Il vero rischio, seguendo il poeta, è di perdere il senno come Orlando. Impresa ancor più complicata per uno studente. Si è seguita, allora, in prevalenza la narrazione riguardante il Paladino, tralasciando le mille vicende degli eroi e delle eroine del poema. Così, la miriade di intrecci dei vari protagonisti del Furioso, qui hanno ruolo marginale o di pura citazione.

Scelto il filone narrativo, selezionato e isolato il tema, il lavoro è iniziato con incontri preliminari sull’opera, sulla scrittura e sull’impostazione tecnica degli elaborati personali. Assegnate le ottave, esse sono state riscritte, seguendo indicazioni precise: tempi verbali, numero di battute a ottava e quanta libertà espressiva concedere all’alunno. Questo per dare senso unitario a un romanzo realizzato da una trentina di mani differenti. Il grande risultato è la ricerca di armonia tra le parti, frutto di incontri individuali e collettivi, anche con la durezza di tagli. La vicenda ripercorre le avventure mirabolanti degli eroi epici, una sorta di vademecum setacciato al passato per dimostrare la negazione della viltà come valore essenziale dell’esistenza epica.

«L’arme, gli amori – Orlando, un romanzo» è stato una scommessa, sia per gli alunni di quarta o quinta che già hanno conosciuto il Furioso, sia come scoperta propedeutica per chi lo affronterà. La speranza è che il libro sia stimolo di lettura per la nostra scuola. Per noi docenti è stato un corso d’aggiornamento sull’Ariosto, ritrovando uno stupore nuovo, che esula dalle antologie scolastiche, saltando di qua e di là nell’opera alla ricerca di collegamenti e ponti narrativi.

Angelo Mapelli
Liceo “Paolina Secco Suardo”

Con la campagna “A te la Scelta” Ats Bergamo vuole sensibilizzare genitori e insegnanti sulle buone pratiche per prevenire le dipendenze tra i giovani. Non è solo una questione di regole: con i giovanissimi funziona il buon esempio e un lavoro costante, a scuola e a casa, per lo sviluppo delle loro “life skills”, le abilità di vita. 

Come prevenire le dipendenze già in età scolare? Ats Bergamo mette a disposizione delle scuole alcuni progetti validati – cioè dall’efficacia dimostrata – per le scuole secondarie di primo grado e per il biennio delle superiori. Le iniziative mono tematiche su alcol, droga o gioco d’azzardo – dove in sintesi si dice ai ragazzi «Queste cose vi fanno male, non fatele» – non funzionano dal punto di vista formativo. Ancora meno utile è portare in classe l’esperienza dell’ex fumatore, tossicodipendente o giocatore. Anzi, in questo caso l’effetto rischia di essere controproducente, specialmente nei ragazzi a rischio, perché genera curiosità e fa scattare meccanismi di identificazione.

Cosa fare, quindi?

Per prevenire le dipendenze i ragazzi devono sviluppare le loro abilità di vita (life skills), come la capacità di comunicare, di gestire le emozioni e risolvere problemi, l’assertività, il saper dire di no e resistere alle pressioni esterne del gruppo di pari. Questo ha un effetto protettivo trasversale su molti comportamenti a rischio, fra cui l’incidentalità stradale, i comportamenti aggressivi, le malattie a trasmissione sessuale. Sono i docenti stessi, formati da Ats, a portare il progetto in classe. Non sono lezioni frontali, ma metodi dinamici e giochi di ruolo. Ad esempio, per quanto riguarda l’assertività, l’esercitazione consiste nel sapere di dire di no senza offendere a un compagno che chiede 10 euro in prestito. Oppure, per quanto riguarda la gestione dell’ansia, si sperimentano tecniche di respirazione. Al potenziamento delle “Life Skills” si abbina una parte informativa, che diminuisce la percezione di normalità del consumo di sostanze.

Il progetto Ats

Il progetto di Ats è validato: sul territorio della Regione Lombardia si è visto che gli studenti che vi hanno partecipato consumano il 41% in meno di tabacco e il 21% in meno di alcol. Altro aspetto interessante è che i docenti hanno raccontato di alcuni positivi effetti secondari, come il miglioramento del clima in classe e positive ricadute sulla didattica.

Alla scuola arrivano centinaia di proposte e progetti. Il vantaggio dei nostri è che sono trasversali e adottano un metodo adattabile su tutte una serie di tematiche. Ad esempio, alcuni docenti lo hanno usato per l’integrazione degli alunni disabili, per la costituzione di nuovi gruppi classe (in prima media o in prima superiore) o per la gestione dell’ansia. Un professore ha spiegato di applicare le tecniche di rilassamento al cambio dell’ora, e che in questo modo la didattica diventa più produttiva. A Calcinate stiamo facendo un intervento sull’educazione affettiva e sessuale che integra le Life Skills  con alcuni aspetti formativi sul tema. In sintesi, si lavora su fattori di protezione per rinforzarli ed è questa la migliore prevenzione possibile.

Luca Biffi

Responsabile UOS Prevenzione Dipendenze, Dipartimento Igiene e Prevenzione Sanitaria ATS Bergamo