Anche a Bergamo gli «Hackathon» degli studenti

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Gli hackathon sono un modello tutto da scoprire che porta una ventata di novità tra i Millennial italiani. Queste competizioni entrano nel Piano Nazionale Scuola Digitale come eventi nazionali in cui squadre di studenti delle scuole superiori, guidati da esperti, si cimentano nella soluzione di problemi nuovi, tutti centrati sulle sfide che la modernità lancia alle nuove generazioni.

Qualche esempio? Il primo hackathon italiano, svolto a Catania, ha affrontato il tema dello spreco alimentare, a Milano si è discusso della valorizzazione della montagna, a Bologna di scuola digitale, a Siena di cibo. Proprio Siena ha visto la partecipazione, a inizio anno scolastico, di una rappresentanza di otto studenti delle classi quarte dell’ Istituto “Giulio Natta” di Bergamo. A 240 ragazzi da tutta Italia viene chiesto come immaginano il cibo del futuro e quali innovazioni e soluzione potrebbero risolvere, almeno in parte, le problematiche legate al tema assegnato. Le cornici sono strepitose: piazza del Campo, Il Teatro Rinnovati e il Palazzo del Rettorato.

Vedere i ragazzi riuniti attorno ai tavoli, all’inizio intimiditi dal sapersi in qualche modo diversi dagli altri, che ben presto superano le difficoltà ed abbattono ogni barriera geografica animando il confronto, fa subito immaginare che la formula sia valida.  La sensazione è strana: non si sa bene come, ma tutti sono decisi a fare qualche cosa: è stato chiesto un contributo, è stata rovesciata la prospettiva; sono studenti e stanno facendo scuola ma, forse per la prima volta, percepiscono di poter davvero dire la loro.

Agli insegnanti viene affidato il compito di implementare le stesse tematiche in ambito scolastico, trovare cioè una metodologia efficace per coniugare i saperi con le necessità. Il ritmo è sempre incalzante. La regia della manifestazione – non partecipare mai ad un Hackathon se si  soffre d’ansia – distribuisce le notizie logistiche (albergo, cena, ritrovo) puntuale, mai in anticipo, mai in ritardo. Tutto sembra orchestrato in modo da non occupare pensieri in preoccupazioni inutili, bisogna lasciarsi trasportare dagli eventi e concentrarsi sul tema. Si “scopre” che c’è un premio in palio, pare, non si sa quale, ma non è questo a dare la carica. In un attimo arriva già il tempo di spiegare la forma che ha assunto il proprio impegno davanti a quasi 300 persone: esperti, accademici, giornalisti e politici, compreso il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e al Direttore Generale del Miur.

I progetti sono tutti interessanti. Qualcuno vince (anche noi, abbiamo ben due studenti nelle prime tre squadre classificate) e il premio è un biglietto per un nuovo hackathon. Un terzo studente del Natta viene scelto come ambasciatore del progetto Prima(Partnership for research and innovation in the Mediterranean Area): andrà a Malta per rappresentare l’Italia e fare una settimana di formazione. E a settembre gli Hackathon arriveranno a Bergamo.

Maria Amodeo e Monica Fanizzi
Istituto “Giulio Natta” Bergamo