Imparare la Storia non è più di moda

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«Buongiorno. Sono il vostro maestro di vita». «Ah sì? E chi l’ha detto?» «Giusto. Ehm… Buongiorno, sarei il vostro professore di storia, potete aprire il libro a pagina…»

Pensare che all’università mi avevano fatto una capa tantaHistoria magistra vitae. Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. La storia è luce della verità. Un frullato di autostima, la colazione dei campioni, diciamo così. D’altronde sono nato negli anni settanta, quando il mondo era ancora immerso nella Storia. Sono cresciuto e mi sono formato credendo nell’irrinunciabilità della Storia. La Storia era tutto e tutto il sapere ruotava attorno ad essa. Storia dell’arte, storia della scienza, storia della letteratura, storia della filosofia, storia delle religioni… non c’era disciplina che non vertesse sulla Storia. Storia del teatro, storia del rock, storia del cinema. Tutto passava tra le sue mani, o, per usare una metafora calcistica, tra i suoi piedi. La Storia era il Pirlo del sapere umano. Oggi non è più così. Qualcuno ha cambiato una vocale.

È stato un lento declino, una marginalizzazione che si è fatta strada piano piano, quadrimestre dopo quadrimestre. Anni a ripetersi che, in fondo, tutti conoscono l’importanza della Storia. Genitori, colleghi, dirigenti: sotto sotto tutti sanno che la Storia è ancora la regina delle materie. Qualunque adulto sano di mente sarebbe pronto a riconoscere che non si può vivere senza sapere chi fossero Pericle, Robespierre e Churchill, o cosa accadde alle idi di marzo, il 12 ottobre del 1492 e il 6 giugno 1944. Sono sempre stato pronto a scommettere che il sapere storico è qualcosa di irrinunciabile. Ma quando ho letto Le nuove otto competenze-chiave proposte dal Parlamento Europeo, tutto mi è apparso sotto un’altra luce. Ecco perché i genitori non venivano ai colloqui. Ecco perché gli alunni si addormentavano a lezione. Ecco perché i documentari sugli Aztechi indugiavano morbosamente su particolari raccapriccianti. La Storia non interessa più a nessuno e l’epoca dello storicismo è finita. Scorro la classifica. Accanto alle competenze tradizionali (Lingua e Matematica) ecco avanzare come una falange tebana le Lingue straniere e la Competenza digitale. Proseguo, in cerca della competenza storica: Imparare a imparare, Espressione culturale… c’è perfino Spirito Imprenditoriale… La Storia non c’è. «Benvenuto in serie B», recitano i colleghi di arte, musica e fisica. Inizia una nuova era. Non sono più maestro di vita.

Non mi resta che consolarmi con la tv. Ogni sera alle 19 e 35 metto su Rai Uno, dove all’Eredità fanno il gioco delle date. Prendo la mira come un arciere inglese nella battaglia di Potiers e mio figlio mi guarda con occhi fieri: «Papà, ma le sai tutte!».

ALAN POLONI

Insegnante in Lettere

Scuola paritaria Sant’Anna – Albino