Insegnare alle medie? Come nella giungla

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Insegnare. Etimologicamente (e idealisticamente): lasciare il segno. Concretamente: portare a casa il pareggio. Anche col catenaccio, anche giocando sporco, con le marcature strette, facendo sentire i tacchetti alle caviglie, anche sparando la palla in tribuna. Se insegnare è una giungla, insegnare alle Medie (secondaria di primo grado, sorry) è sfibrante e logorante giungla vietnamita. Ci vuole un addestramento speciale, magari con lo spietato istruttore di Full Metal Jacket.

Si sparge la voce che lassù, ai piani alti, dove osano le aquile, l’hanno capito, e finalmente hanno deciso di spedire a Saigon insegnanti più preparati. In vista dell’imminente concorso, ecco le nuove disposizioni in merito al punteggio: faranno la differenza, per diventare insegnante, un buon inglese e una buona competenza informatica. No, niente Cavalcata delle Valchirie, nemmeno stavolta. Come al solito, la preparazione pedagogica è l’ultima delle preoccupazioni. Dominare la lingua della perfida Albione (come capire la brexit, sennò?) e tabulare voti con excel, questo sì che conta.

Ho studiato la lingua italiana, quella latina e quella francese, ma se lo spinterogeno mondiale dice inglese, inglese deve essere. Ho studiato poesia, teatro e arte, ma se lo spinterogeno dice informatica, informatica deve essere. Quanto sono interessati, ai piani alti, alla sostanza delle cose? Perché si ha l’impressione che ai legislatori, sempre più consumati esperti di tendenze, importi soprattutto di adattarsi allo spirito dei tempi, lo zeitgeist, per usare (se si può) un po’ di tedesco? Perché, una buona volta, nel kit del buon insegnante non troviamo la preparazione pedagogica, l’attitudine alla relazione, la passione e un alto grado di sensibilità?

Correggo i temi. Un ragazzino è disperato perché a casa ci sono dei problemi. Un altro è depresso perché non riesce ad avere la meglio sull’acne. Un altro ancora crede che nessuno lo capisca. Niente di nuovo sul fronte occidentale. In classe c’è chi dorme, chi non capisce, chi piange, chi sta male, chi non ha voglia, chi si rifiuta, chi non rispetta, chi si ribella, chi al primo ciclo mestruale, chi non ha genitori all’altezza, e tu devi lasciare il segno con l’inglese e l’informatica. Portiamo a casa il pareggio, va là.

Alan Poloni

Insegnante di Lettere

Scuola Paritaria Sant’Anna di Albino