Lingua madre, tesoro da custodire

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Nell’istituto comprensivo di Trescore, in occasione della giornata Unesco, i bambini si sono cimentati con storie, canzoni e saluti nei dialetti di tutto il mondo.

La lingua madre è la lingua del cuore. Che sia il dialetto bergamasco o il bengalese, è la lingua delle prime parole, delle ninnenanne, della famiglia, delle emozioni e degli affetti, ma il più delle volte non trova spazio nei programmi scolastici. L’Istituto Comprensivo di Trescore Balneario – con sedi a Trescore, Cenate Sopra, Zendobbio ed Entratico – ha classi con una elevata densità di alunni di origine straniera. Anche per questo abbiamo aderito con piacere alla Giornata internazionale della lingua madre, indetta dall’Unesco per il 21 febbraio di ogni anno per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo. La data è stata scelta per ricordare il 21 febbraio 1952, quando alcuni studenti dell’Università di Dacca furono uccisi dalle forze di polizia del Pakistan (che allora comprendeva anche il Bangladesh) mentre protestavano per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale.

Nella mia classe di quinta elementare, su 25 bambini, poco meno della metà è di provenienza non italiana: l’etnia prevalente è indiana, seguono albanesi, kosovari, senegalesi, cinesi, pakistani, bengalesi. Io stessa sono italiana ma vengo da Piana degli Albanesi (Palermo) e appartengo alla minoranza linguistica degli arbëreshë, gli albanesi d’Italia, fuggiti dalla conquista dai turchi ottomani tra il XV e il XVIII secolo. Tuttora penso in lingua arbëreshe, quindi mi è facile capire quando un mio alunno mi dice di avere in testa una parola in italiano, ma che non riesce a portarla alla bocca.
La Giornata della lingua madre è stata l’occasione per parlare con gli alunni del valore della diversità.  Per la giornata del 21 febbraio abbiamo stabilito che tutti sarebbero entrati a scuola salutando nella loro lingua madre. Su un cartellone abbiamo riportato tutti i modi di augurare il buongiorno: dall’italiano, al sardo, al bergamasco, al cinese, all’indiano…  una miscela sorprendente di segni e di suoni con al centro una citazione di Nelson Mandela: «Se parli a un uomo nella lingua che comprende, arriverai alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua madre, arriverai al suo cuore».

In un secondo cartellone, l’altra mia classe quinta ha rappresentato se stessa come una scatenata rock band con componenti di otto diverse nazionalità perché: «La mia lingua conta… E canta», con sottotitolo: «La nostra band è la voce del mondo».

Iniziative simili sono state portate avanti in altre classi della scuola: le seconde si sono concentrate sulla figura della madre, raccogliendo dolci ninnenanne cantate in lingue diverse, il 21 si sono tenute lezioni aperte cui hanno partecipato mamme di diverse culture. Anche la scuola per l’infanzia ha visto la presenza a scuola di genitori di etnie e culture differenti. In quarta i nomi degli alunni sono stati trascritti in cinese, punjabi e arabo; parallelamente, per scoprire come nasce l’italiano, un esperto esterno ha letto in classe una favola di Fedro in latino, traducendola poi ai bambini frase dopo frase. Per quanto riguarda il bergamasco, è intervenuta in classe una nonna che ha raccontato scioglilingua e proverbi della tradizione. Iniziative simili si sono tenute in tutti i plessi dell’Istituto Comprensivo.

Vita Bovì
Scuola Primaria “Edmondo De Amicis”  Trescore