L’ultima campanella

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Nel racconto scritto da Ezio Marini, ex professore alle superiori, tutta la struggente bellezza dell’ultimo giorno di scuola: anni decisivi che non torneranno più.

È l’ultima ora dell’anno scolastico. Ho davanti a me la classe quinta. Come sempre, è questa l’occasione in cui i docenti si congedano dai ragazzi che hanno concluso il loro quinquennio. Non si ritroveranno mai più in aula insieme. Ma la malinconia, questa volta, si raddoppia: «ragazzi» – annuncio introducendo i saluti di rito – «oggi abbiamo in comune qualcosa di più del nostro solito: ce ne andiamo via tutti quanti, voi lasciate l’Istituto, io lascio la scuola, mi spediscono a riposare». «In pace, profe, in pace» – aggiunge uno per cavarsela brillantemente con gli auguri di circostanza. «Siamo una banda di complici» – commenta un altro per rompere il silenzio sopraggiunto – «siamo tutti quanti belli vecchi al limitare di una luminosa carriera». «Avremo pure degli speciali diritti di anzianità, o non c’è più religione?» – ammicca un terzo. Sembra un po’ tardi per accampare un qualsiasi diritto. Ci pensiamo un momento. Manca mezz’ora alla fine di tutto. Ci sarà bene una  innocente trasgressione non ancora esplorata in tanti anni.

Lancio la mia proposta: «qui dentro non ce la facciamo più, è troppo triste, andiamocene via subito, facciamo l’ultima gita gratis e senza il permesso di nessuno!». «Ma dove mai?». «Tutti in fila indiana, zaino in spalla, io in coda, uno di voi in testa, a guidarci verso le aule dei quattro anni precedenti,  buoni e zitti su e giù per l’istituto, nessuno ci dirà niente». «Ma sono occupate, profe». «I diritti di anzianità, caro mio…». E così, chiusa l’aula con le mie mani,  procediamo in pellegrinaggio a scalare a ritroso il tempo delle porte: quella della quarta, quella della terza, quella della seconda, trattenendoci un minutino timidamente davanti a ciascuna, a origliare con la memoria: «quante volte» mi confessa il monello di turno «quante volte mi sono trattenuto qui fuori a guadagnarmi qualche secondo di libertà prima di rientrare…».

Ma alla porta dell’antica classe prima, no, non possiamo resistere. Bussiamo, ordinatamente entriamo. Spieghiamo il motivo della visita alla professoressa e alla classe, che incredibilmente risulta essere proprio di nuovo una prima. I ragazzi si guardano d’attorno. I vecchi di quinta indicano i loro posti di un tempo e vanno ad affiancarsi agli strabiliati occupanti di oggi, altri, trovate delle sedie vuote per assenza, vi si  risiedono con tenerezza  – e il suono dell’ultima campanella li coglie così, tutti insieme.

Ezio Marini

Istituto Superiore Statale Serafino Riva di Sarnico