Peccati medievali, patologie moderne

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Le reazioni degli studenti liceali davanti ad una pagina della Commedia di Dante non finiranno mai di stupirmi. Sono proprio gli studenti, con le loro domande e le loro curiosità, a rappresentare quel «valore aggiunto» ad un’opera già straordinaria. Sono gli studenti a tenere viva l’avventura mai compiuta dell’interpretazione e della fruizione del testo che, da oggetto di analisi e di critica letteraria, si trasforma in uno spazio di incontro e di scambio.

È quanto è successo, puntualmente, affrontando nelle classi terze liceo il canto settimo dell’Inferno, quello dedicato agli avari e ai prodighi. Dopo aver domato l’ostilità di Pluto (che non è il simpatico cane di Topolino ma un orrendo demone, custode del girone infernale), Dante e Virgilio  assistono alla punizione degli avari e dei prodighi che, disposti in due file, sono costretti a spingere col petto dei grossi massi e, avvicinandosi ed allontanandosi tra loro, si insultano rabbiosamente: «Perché tieni?» rinfacciano i prodighi agli avari; e «Perché burli?» replicano questi ultimi ai prodighi. Le loro schiere, paragonate ai flutti di Scilla e Cariddi, rappresentano la parodia grottesca di un eterno balletto: quello di chi ha speso la vita ad accumulare denaro contrapposto, ma tragicamente simile, a quello di chi ha speso il proprio denaro in modo dissennato; infischiandosene, gli uni e gli altri, di chi non ha neppure il necessario per vivere dignitosamente. Ci vengono in mente, a proposito dei prodighi, i giocatori d’azzardo, ossessionati dal miraggio di facili quanto improbabili guadagni.

Ancora una volta i peccatori incontrati da Dante nel suo viaggio nell’Inferno ricordano tragicamente molte delle nostre patologie moderne: fanatici del sesso, i lussuriosi; bulimici i golosi; corrotti e corruttori gli avari;  affetti dalle ludopatie i prodighi. Sono tutte quante forme di dipendenza, per nulla diverse da quelle di cui ci occupiamo anche a scuola nei progetti di prevenzione: «Giusto ieri mattina, non abbiamo incontrato alcuni ragazzi, ex tossicodipendenti, che hanno portato la loro testimonianza? Con una grossa differenza però: i dannati restano inchiodati alle loro colpe, i ragazzi incontrati ieri hanno trovato la forza e l’aiuto per riscattarsi ed uscire dal loro inferno».

Enzo Noris

Professore di lettere

Liceo Sant’Alessandro