Quando i cyberbulli sono gli adulti

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Lo spazio virtuale è spesso sinonimo di libertà e di abbattimento di confini. Tuttavia, vi sono spazi virtuali più angusti e mefitici di qualsiasi cunicolo o bugigattolo. Un esempio? I gruppi WhatsApp di classe, non quelli degli studenti ma dei loro genitori. 

 

Lo scorso anno insegnavo in una scuola secondaria di primo grado della provincia di Bergamo ed ero coordinatrice di una straordinaria prima, una classe di bambini creativi, curiosi, ansiosi di attenzioni e di affetto e pronti al dialogo, per nulla scolarizzati, assolutamente anticonvenzionali. Ma se i ragazzi costituivano una sfida bella e stimolante, con i genitori il dialogo era decisamente più complicato. Questo perché, nell’epoca della comunicazione istantanea, comunicare davvero diventa più difficile. E così è facile che i gruppi WhatsApp di classe diventino un ricettacolo di lamentele, recriminazioni e tentativi esercitare un controllo capillare sulla vita dei figliuoli. Ciò nel migliore dei casi. 

 

Un giorno una delle mamme del gruppo WhatsApp si affaccia in lacrime all’aula ricevimento genitori. Ho impiegato un buon quarto d’ora per ottenere un racconto dei fatti intelligibile. Un’altra mamma della classe aveva preso a offenderla pesantemente nella chat comune con messaggi vocali insultanti e densi di appellativi volgari, esponendola consapevolmente alla pubblica gogna e costringendo gli altri membri del gruppo al ruolo di testimoni involontari. Sempre brandendo il cellulare a titolo di prova, insiste perché io mi presti all’ascolto. Declino cortesemente, rassicurandola sulla mia piena fiducia nelle sue parole e mi riprometto di parlare con la rappresentante dei genitori quanto prima, per persuaderla a chiudere il gruppo delle mamme e a limitare i contatti a una semplice quanto salutare mailing-list.

 

Apprendo solo in seguito e con imbarazzo il motivo della lite: la figlia della vittima e quella della mamma persecutrice si erano invaghite dello stesso compagno di classe. Se a dodici anni non è solo legittimo ma addirittura auspicabile litigare per il ragazzo del cuore, che a farlo siano i genitori al posto dei figli è a un primo livello di lettura ridicolo e a un livello più profondo inaccettabile e drammatico.

 

I nostri ragazzi fanno sempre più fatica a crescere, a rendersi indipendenti e ad affrontare le piccole delusioni del quotidiano anche perché c’è il gruppo WhatsApp delle mamme – inquietante sineddoche – che parla per loro, sceglie per loro, vive per loro. E, nei casi più estremi, litiga anche al posto loro.

 

Laura Signori

Istituto Comprensivo Villa d’Almè