Ragazzi digitali che non sanno dove nasce il cavolo

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Nativi digitali – perché li chiamano così, ma chissà se sarà poi vero – sempre più lontani dal mondo in cui vivono. E se si ha il privilegio di vivere fra gli adolescenti e raccogliere i loro dubbi, l’aneddotica è tanto ricca da convincerti che bisogna farglielo conoscere  questo ambiente. Sono spaventati anche dagli insetti più innocui, guai a chieder loro di dare un nome ad alberi e fiori, anche se la nostra dieta dipende parecchio dai vegetali. Nonostante mamme bio e zie vegane, voragine sul tema animali e trasformazione degli alimenti. Provate a chiedere da dove saltano fuori prosciutto o tonno in scatola: la risposta vi lascerà disarmati. La storia che si nasce sotto un cavolo non se la bevono neanche i più piccoli, d’accordo, ma il cavolo non sanno da dove viene.

Da anni nelle scuole ci si industria con uscite a tema con esperienze un tempo abituali, quando non c’era bisogno di visitare una cascina didattica per impastare a mano, provare a mungere o sgranare una pannocchia. In classe si affronta il discorso ecologico, che con gli studenti più grandi significa differenziata, biodiversità, CO2, cambiamenti climatici, fino al tema della criminalità legata allo smaltimento dei rifiuti. Ma forse la strada maestra sta nel puntare sulla responsabilità individuale, che riguarda sia bambini che adulti. Il monito lanciato da papa Francesco nella sua Enciclica Laudato sì può essere fatto proprio da ciascuno di noi: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?». E allora avanti tutta con i progetti per sensibilizzare su questioni ecologiche e problematiche ambientali legate all’impatto delle attività umane, ma anche con il senso civico e il rispetto, la consapevolezza sui consumi e l’educazione alla responsabilità nelle scelte. Una volta tanto meriterebbero d’essere letti i documenti ministeriali, in particolare le linee guida di educazione ambientale del Ministero competente: «Educare alla sostenibilità significa attivare processi virtuosi di cambiamento complessivo dei comportamenti e degli stili di vita. Un nuovo approccio all’ambiente fondato sulla sfera valoriale prima che su quella cognitiva». Nel suo L’uomo che piantava alberi, Jean Giono scrive: «Gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione». Basterebbe conoscerlo e soprattutto amarlo questo nostro straordinario pianeta.